Lectio Divina Santissima Trinità (anno A)

 

clicca per visualizzare il video della Lectio

 

Preghiera:

O Padre, che nella Pasqua del tuo Figlio
hai ristabilito l’uomo nella dignità perduta
e gli hai dato la speranza della risurrezione,
fa’ che accogliamo e viviamo nell’amore
il mistero celebrato ogni anno nella fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo... 

 

Testo: Gv, 3,16-18

16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

 

 

Contesto del brano:

Il contesto del nostro brano è il colloquio con Nicodemo. L’incontro è introdotto da alcuni versetti del capitolo precedente che è interessante leggere: 2,23-25. Alla fede di molti (23) corrisponde la non-fede di Gesù (24). Quale fede esige Gesù? Un conto è leggere i segni operati da Gesù nella propria prospettiva, un conto è farlo nella prospettiva che intende Gesù. Nicodemo, se non è uno di cui ci si può fidare, è certamente un uomo in ricerca. Tuttavia il colloquio con Gesù lo porterà su strade impensate, mettendolo di fronte alla sua incredulità!

Il dialogo si sviluppa secondo uno schema molto chiaro: tre rivelazioni di Gesù:

  1. v. 3;
  2. vv. 5-8;
  3. vv. 11-21;

Introdotte dall’affermazione solenne “in verità, in verità io ti dico” e una domanda che rivela l’incomprensione di Nicodemo, ma anche la sua curiosità. In sintesi: abbiamo tre dichiarazioni e tre domande.

Nicodemo. È lui che viene da Gesù, ma non è lui il protagonista. Egli viene da lui di notte: Perché? Per cercare un dialogo tranquillo? Per non compromettersi? Oppure perché la notte è la condizione dell’uomo? Non sappiamo il perché, sappiamo però che nel Vangelo di Giovanni le tenebre si oppongono sempre alla luce, la menzogna alla verità, la non-fede alla fede…

Nicodemo è un notabile, un maestro di Israele, uno dei capi dei Giudei. parla con autorità (“Noi sappiamo”), è un uomo che crede di aver già capito tutto di Gesù (cf. v. 3), tuttavia è proprio questa precomprensione, questa sicurezza, la ragione della sua chiusura a Gesù. In altri termini, Nicodemo non accoglie l’invito di Gesù a rinnovarsi, a rinascere dall’alto. Vedendo i segni [anche sacramentali] non basta solo dedurre l’origine divina di Gesù. Di questo egli non si accontenta, occorre accogliere la parola che invita alla rigenerazione. Si tratta di rinascere dall’alto, espressione che rivela da un lato l’estrema gratuità del dono, dall’altro l’impossibilità dell’uomo di rigenerarsi senza aprirsi totalmente a questo dono. «Non si entra nel Regno di Dio né per via di conquista, né in forza di una intelligenza superiore, anche se religiosa. Ci si entra come si entra nella vita: attraverso la Grazia dell’amore infinito, come un neonato, in Gesù Cristo» (D. Mollat).

 

Meditazione:

La terza rivelazione di Gesù ha a che fare con il giudizio. Dio ha mandato il Figlio nel mondo per salvarlo, tuttavia ciò non toglie che la presenza del dono determini una crisi.: il dono del Padre può essere accolto o rifiutato.

Nel giudizio Giovanni vede non tanto un evento futuro, quanto una realtà attuale, già presente e operante dentro la storia e l’uomo. E non è Dio a giudicare, quanto l’uomo stesso col proprio atteggiamento. Si tratta di accogliere l’amore apparso in Cristo (credere significa riconoscere e accogliere il dono di Dio nella propria vita). È l’uomo stesso che – diversamente – si costruisce dentro di sé la condanna, la tenebra.

Giovanni, nei versetti successivi (19-21) definisce gli increduli, coloro che non hanno fede: sono quelli che amano la tenebra (è lo stesso verbo usato nel versetto 16 e che definisce, al contrario, l’amore di Dio per l’uomo). Indica preferenza, scelta consapevole. Non è solo questione di fare il male (questo può accadere anche per debolezza, come un incidente che non rivela un orientamento di fondo), ma di amarlo!

 

v. 16: Dio da sempre ama il mondo anche se il mondo lo rifiuta, e il Figlio è la prova suprema di questo amore poiché è stato donato: “… da dare il suo Figlio unigenito”. Perché il Padre manda il Figlio? Non poteva venire a farsi carne lui stesso? Ci ha dato il Figlio perché solo in lui, che ama come è amato, vediamo la nostra identità di figli del Padre. Gesù, essendo figlio, ha vissuto ciò che anche noi siamo chiamati a vivere: la “filialità” e quindi la conseguente fraternità.

Perché chiunque crede in lui non vada perduto: la salvezza è credere in Gesù crocifisso , il Figlio dell'uomo innalzato sulla croce, in lui ci è data la nostra identità dei figli. Al di fuori di lui, perdiamo la nostra identità di figli, per questo accogliere lui, il Figlio, è trovare se stessi; Rifiutare lui è perdere se stessi.

 

 v. 17: La salvezza o la perdizione non è predestinazione divina. Dio ha creato tutto per la vita e non c'è veleno di morte né le sue creature, se non quello che ci siamo procurati noi, credendo alle nostre paure invece che a lui.

 

 v. 18: credere in lui significa aderire pienamente a Cristo, potremmo dire, vivere del Figlio da figli cioè partecipare alla gloria comune del Padre e del Figlio. Chi non crede si pone fuori da questa comunione negando, come abbiamo detto, la propria identità di figlio. La vera condanna quindi è l’alienazione dall’amore che c’è tra il Padre e il Figlio, il rifiuto volontario di questo dono!

 

Conclusione:

La santissima Trinità è uno dei misteri centrali della nostra fede, la Trinità è frutto della pienezza della verità che Gesù ci è venuto a portare. È frutto del mistero che nell’AT era rimasto nascosto, il mistero senza veli. Gesù è il vero mistagogo dell’essenza propria di Dio che è comunione delle persone divine donate a ciascuno di noi.

Incontrare il mistero di Dio comunione deve diventare per ciascuno di noi un’esperienza di vita solo così ci si rende conto di come noi incontriamo il Signore.S. Agostino quando si sforzava di comprendere il mistero della Trinità con categorie filosofiche di sostanza, essenza, persona e natura, ebbe un’apparizione di un angelo il quale gli disse: è meglio, è più facile amare Dio piuttosto che conoscerlo. Anche Tommaso arriva a questa conclusione: è meglio amare Dio che conoscerlo.

Quando conosci un mistero, una verità questa conoscenza prende la verità e la ingloba dentro di sé, dentro le proprie categorie. Mentre amare la verità è esodo è uscire da sé, è un donarsi, è entrare nel mistero è lasciarsi avvolgere. Gesù che rivela questa verità ci fa conoscere il mistero di Dio che relazione di amore al suo interno dove l’uomo è chiamato e catturato.

Vivere la fede non è fare qualcosa per Dio neanche conoscerlo anche se la fede va nutrita, va approfondito il Vangelo, si deve capire e conoscere tante cose. Ma capire non significa accogliere amare. La fede non è solo capire sapere tante cose: la vera accoglienza del mistero di Dio non è quando noi accogliamo Dio, ma quando noi ci lasciamo accogliere ed abbracciare da lui, dal mistero di Dio.

Dio ti chiama a lasciarti avvolgere da lui relazione profonda, ti chiama a permettergli a lui di far entrare te stesso al suo mistero di amore. Sembra che siamo noi a volte a dover impegnarci ad entrare in questo mistero con le nostre forze e con la nostra intelligenza ma è lui che ci chiede di abbandonarci in questo cammino.

 

Preghiera finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Amen.

 

a cura di Don Domenico Parrotta

 

Comments powered by CComment