Lectio Divina

XII domenica del Tempo ordinario (anno A)

 

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Preghiera:

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
donaci una rinnovata gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

 

 

Testo: Mt 10,26-33

26Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

 

Contesto:

Il vangelo di questa domenica è preso dal capitolo 10 di Mt un capitolo tutto dedicato alla chiamata dei discepoli e all’istruzione in tema missionario, essi sono investiti dello stesso potere che Cristo ha ricevuto dal Padre: scacciare gli spiriti impuri, guarire ogni malattia e ogni infermità (Mt 10, 1), lo stesso capitolo ci presenta poi diverse istruzioni di Gesù sul comportamento che i discepoli devono adottare nell’esercizio della loro missione. Ciò che maggiormente colpisce in queste istruzioni sono due avvertenze: (a) la frequenza con cui Gesù allude alle persecuzioni e alle sofferenze che dovranno sopportare; (b) l’insistenza tre volte ripetuta al discepolo di non avere paura.

La pericope aggiunge il particolare dell’assistenza dello Spirito Santo e del Padre unita a quella stessa del Cristo. Da qui l’invito a non aver paura ma a confidare nell’amore del Padre perché solo a Dio spetta il potere di salvare e redimere l’uomo.

Riguardo alla persecuzione è propria del cristiano, in quanto Cristo stesso è stato chiamato a vivere la persecuzione in prima persona per la salvezza dell’uomo.

I vv. 24-25: Persecuzioni e sofferenze che marcano la vita dei discepoli. Questi due versetti costituiscono la parte finale di una avvertenza di Gesù ai discepoli riguardo alle persecuzioni. I discepoli devono sapere che, per il fatto di essere discepoli di Gesù, saranno perseguitati. (Mt 10,17-23), poiché “un discepolo non è da più del maestro” (Mt 10,24). Ma ciò non deve essere per loro motivo di preoccupazione, poiché un discepolo deve imitare la vita del maestro e condividere con lui le prove. Questo fa parte del discepolato. “Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone”. Se hanno chiamato Belzebù a Gesù, quanto più insulteranno i suoi discepoli! Con altre parole, il discepolo di Gesù dovrà preoccuparsi seriamente se nella sua vita non spuntano persecuzioni.

 

Meditazione:

vv. 26-27: Nella Bibbia è contenuto un invito comando, parola di Dio indirizzata a quanti si manifesta e chiama: Ricordiamo Abramo, Mosè, i profeti, Maria, la madre di Gesù, a tutti è risuonato: “Non temere!” cioè “non avere paura della presenza del Dio nella tua vita, ma abbi solo timore, ossia capacità di discernere la sua presenza, e quindi non avere mai paura degli uomini, anche quando sono nemici.

Quindi, la paura, di cui si parla in Mt 10,26-33 non è la paura naturale che ogni uomo avverte di fronte agli avvenimenti imprevisti della sua vita, che sono tanti e diversi, e su cui prevalgono il timore per la propria sicurezza e dei propri cari, quello di non farcela nella sofferenza, e soprattutto quello della morte.

La paura, di cui qui si parla, è quella che accompagna i cristiani nel corso della loro missione evangelizzatrice. E’ facile quindi cogliere il senso: Non abbiate timore di dire la verità. I discepoli non devono aver paura di essere perseguitati. Coloro che li perseguitano, riescono a sovvertire il senso dei fatti e spargono calunnie che cambiano la verità in menzogna, e la menzogna in verità. Il tempo della missione, è il tempo della apocalisse. Non nel senso catastrofico, ma nel senso di rivelazione. “Poiché non c’è nulla di nascosto che non debba esser svelato, e di segreto che non debba essere manifestato”.

Una rivelazione fatta in pieno giorno (cfr. Mt 13,35; Sal 78,2) in quella contingenza dell’agire e delle strategie nascoste di chi si vuole sostituire alla potestà di Dio, di chi si affida ai semplici poteri umani, inconsistenti e illimitati.

Il discepolo di Cristo immerso in queste realtà non deve temere anche se la fatica della persecuzione e della missione lo possano far apparire come perdente e sconfitto, perché la forza della sua parola e della sua testimonianza viene dal Signore, dalla sua fedeltà e dal suo amore misericordioso. Insomma, non bisogna avere paura perché il progetto di Dio si manifesta e si realizza sempre e comunque. È più importante la realizzazione del progetto di Dio che le persecuzioni e le paure che possiamo sperimentare.

Importante sottolineare il v. 27: Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. La missione affidata da Gesù, chiede entusiasmo e non timidezze. Chiunque vuole seguirlo, deve essere fortemente motivato, perché a tutti deve far esplodere la gioia e le convinzioni interiori che ha dentro e che sono scaturite dal vangelo. Nell'annunciare il vangelo molta trasparenza e rispetto umano perché il Vangelo entri in ogni cuore.

 

v. 28: Non aver paura di coloro che possono uccidere il corpo. I discepoli non devono aver paura di coloro che uccidono il corpo, che torturano, che colpiscono e fanno soffrire. I torturatori possono uccidere il corpo, ma non riescono ad uccidere la libertà e lo spirito nel corpo. Devono aver paura, questo sì, del fatto che il timore di soffrire li porti a nascondere o a negare la verità, e ciò li spinga ad offendere Dio. Perché chi si allontana da Dio si perde per sempre. In altre parole la paura è puramente umana. Il cristiano, sì ha paura ma non deve aver paura (Sant’Agostino). Egli è il discepolo che deve far risplendere la Parola con coraggio. Questa è una lotta continua, con la stessa forza che viene da Dio. E la parola che proclama è dýnamis(cfr. Rm 1,16), è forza che attraversa la storia umana senza impedimenti, in una sorta di corsa (cfr. 2Ts 3,1). La vita terrena non è nulla in confronto alla vita imperitura che il Padre darà loro in cielo. Anche se la vita del cristiano è provata, faticosa, pesante mai può sconvolgere la sua vita sino a togliere la speranza che viene dal sentirsi amato e sostenuto dall’amore misericordioso di Dio.

 

vv. 29-31: Non aver paura, ma avere fiducia nella Provvidenza Divina. I discepoli non devono temere nulla, perché stanno nella mano di Dio. Gesù ordina di guardare gli uccelli. Due passeri si vendono per un soldo, ma nessuno di essi cadrà a terra senza che il Padre lo voglia. Tutti i nostri capelli sono contati. Luca dice che nessun capello cade senza che il Padre lo voglia (Lc 21,18). E sono tanti i capelli che cadono! Per questo, “non abbiate timore. Voi valete più di molti passeri”. E’ la lezione che Gesù trae dalla contemplazione della natura.

Il versetto andrebbe letto in questa maniera: “Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il Padre vostro”. Qui Gesù fa il paragone coi passeri che mette in evidenza quanto l’amore del Signore sia concreto e attento alla vita di ciascuno e in particolare in chi soffre a causa del suo nome (cfr. Lc 21,17-18).

Dio è Colui che non abbandona nel momento del dolore, della sofferenza, della catastrofe. Dio è lì, presente. Nel mondo creato ci sono delle “imperfezioni” ma sono realtà, realtà spesso create da noi. Dio di tutto questo non ha colpa. Tutto però è sotto il suo sguardo, persino quei capelli che cadono senza che ce ne accorgiamo. Dio non abbandona chi ha fede in Lui: in Cristo ci ha salvato dalla morte eterna.

 

vv. 10,32-33: Non aver paura di essere testimone di Gesù. I versetti sono una esortazione a vivere con coerenza la nostra fede in Cristo, poiché dall’atteggiamento che avremo assunto nei suoi confronti durante la nostra esistenza terrena, dipende il nostro eterno destino.

Se lo avremo riconosciuto – Egli dice – davanti agli uomini, gli daremo motivo di riconoscerci davanti al Padre suo; se, al contrario, lo avremo rinnegato davanti agli uomini, ci rinnegherà anche lui davanti al Padre. È un invito ad uscire dalla mediocrità e dal compromesso, che svuotano di autenticità la nostra vita cristiana. Siamo chiamati ad essere testimoni di Cristo: Egli vuole arrivare a tutti gli uomini col suo messaggio di pace, di giustizia, d’amore, proprio tramite noi.

Testimoniamolo dovunque ci troviamo per motivi di famiglia, di lavoro, di amicizia, di studio o per le varie circostanze della vita. Sapendo che stiamo nelle mani di Dio e che Dio è con noi, in ogni momento, abbiamo il coraggio e la pace necessari per rendere testimonianza ed essere discepoli e discepole di Gesù.

 

Per un confronto personale

Tu hai paura? Paura di cosa? Perché?

A volte, sei stato/a perseguitato/a a causa del tuo impegno con l’annuncio della Buona Notizia di Dio che Gesù ci ha annunziato?

 

Preghiera finale: Salmo 27

Nelle prove, il Signore è rifugio sicuro

1 Di Davide.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

2 Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.

3 Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me si scatena una guerra,
anche allora ho fiducia.

4 Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

5 Nella sua dimora mi offre riparo
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua tenda,
sopra una roccia mi innalza.

6 E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano.
Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,
inni di gioia canterò al Signore.

7 Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!

8 Il mio cuore ripete il tuo invito:
»Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco.

9 Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

10 Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.

11 Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
perché mi tendono insidie.

12 Non gettarmi in preda ai miei avversari.
Contro di me si sono alzàti falsi testimoni
che soffiano violenza.

13 Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

14 Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

 

a cura di Don Domenico Parrotta

 

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