Lectio Divina sul Vangelo della VI domenica del Tempo Ordinario (anno B)

 

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Preghiera iniziale:

Padre, che nel tuo Figlio crocifisso annulli ogni separazione e distanza, aiutaci a scorgere nel volto di chi soffre l'immagine stessa di Cristo, per testimoniare ai fratelli la tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Testo: Mc 1,40-45

40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 

Contesto:

Nel vangelo di questa domenica che riporta l’ultima sezione del capitolo 1 di Mc, leggiamo un racconto che ha un inizio improvviso, senza precisazione di tempo e di luogo, è l’incontro tra Gesù e un uomo affetto da lebbra (Mt 8,2-4; Lc 5,12-16).

Il racconto ha uno schema semplice:

  1. la presentazione del caso (v.40)
  2. il gesto di Gesù che opera la guarigione (v. 41)
  3. la costatazione che il miracolo da parte del malato si è compiuto (v.42)

Il messaggio del testo risulta molto semplice: la guarigione del male è sempre legata alla fede della persona del malato. Egli deve prima prendere coscienza della propria situazione di impotenza e, di conseguenza, deve affidarsi alla potenza del Signore.

Il lebbroso era allora ed è ancora adesso un malato ripugnante, a tal punto che lo si qualificava come un uomo morto. Per un giudeo, poi, la lebbra era segno di un preciso castigo di Dio, una malattia mediante la quale erano stati colpiti per i loro peccati la sorella di Mosè, Miriam (cf. Nm 12,9-10), il servo del profeta Eliseo (cf. 2Re 5,27) e altri peccatori. Grande è l’orrore, terribile la reazione di fronte a questa malattia che devasta fino alla putrefazione della carne il volto e il corpo dei malati. Essendo la lebbra contagiosa, esigeva che il malato fosse escluso dalla convivenza, segregato in qualche luogo deserto e riconoscibile dal grido che doveva emettere qualora vedesse qualcuno avvicinarsi a lui: “Sono impuro! Sono impuro!” (cf. Lv 13,45-46). Un lebbroso appariva dunque come una persona senza possibilità di relazione e di comunione, né con Dio né con gli uomini.

Lo si può ricollegare alla famosa pagina dell’AT che racconta la guarigione di Naaman il Siro ad opera del profeta Eliseo (2Re 5,1-27).

 

Commento al Testo:

vv.40-42: 40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

In questi due versetti è contenuto il nucleo originario del miracolo, mentre i vv successivi, come vedremo, riguarda l’imposizione di Gesù riguardante il tenere segreto ciò che era avvenuto (segreto messianico).

Venne un lebbroso… il fatto che un lebbroso si accosti ad una persona sana per le motivazioni già dette, è molto strano, questo lebbroso ha osato tanto! La sua volontà e il suo desiderio è quello di guarire. Non mantiene il suo dovere di tenersi lontano come prescriveva la legge. È sicuramente un fatto di fede e lo dimostrano i gesti e le parole che egli compie e dice: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!

Tra la richiesta del lebbroso e la risposta di Gesù c’è una piena sintonia, questo lascia intendere che solo la fede porta a orientarsi al volere di Dio in modo che la volontà dell’uomo si apra alla volontà di Dio.

Ne ebbe compassione… In questo contesto più che mosso a compassione possiamo contemplare il termine “adiratosi”. Di fronte allo stato di sofferenza e di isolamento in cui giaceva questo lebbroso – poiché i lebbrosi erano tenuti segregati dalle abitazioni e dalla comunità - Gesù esprime la sua ira e indignazione di fronte agli impossessati dal demonio per il fatto che queste oppressioni dell'uomo contraddicono alla volontà di Dio. Al di là della compassione di Gesù emerge la sua missione di lottare contro tutto quello che è contrario a Dio e al suo progetto circa le creature. Gesù quindi si adira ossia si contrappone di fronte a queste situazioni contrarie al Vangelo; e contro ogni prescrizione della legge, lo toccò. E’ da meditare questo termine, poiché nasconde un altro significato, il termine originale infatti lascia intendere una compassione viscerale, materna, una tenerezza simile ad una madre verso il proprio figlio. Nessuna madre ha sofferto e si è lasciata coinvolgere dal soffrire umano più profondamente di Gesù. Il dolore toccato da Cristo diventa per così dire, un fatto sacramentale e un evento di grazia non solo per il singolo ma per tutta la comunità, evento di salvezza personale e collettivo. La comunità cristiana dovrebbe essere sempre il segno del tocco di Cristo.

 

vv. 43-44: 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Qui troviamo ciò che i teologi chiamano “segreto messianico”. Ai tempi di Gesù circolavano sul messia idee che ne offrivano un’immagine trionfante, nazionalistica e politica, che anche i discepoli sembravano condividere (At 1,6). Gesù sa che il Figlio dell’uomo deve soffrire molto ed essere rifiutato (Mc 8,31; 9,31; 10,32-34). Basta solo pensare tutto il messaggio del Servo sofferente (Is 42,1-4; 49,1-6; 50,4-9; 52,13-53,12) e del giusto sofferente (Sal 22). Per tale ragione, specialmente nel Vangelo di Marco, Gesù impone una consegna di silenzio ai demoni (vv. 24-25.34; 3,12) ai miracolati e perfino agli apostoli (Mc 9,9; Mt 16,20). Per capire il volto del messia occorre attendere il mistero Pasquale: senza la follia dell’umiliazione, lo scandalo della Croce e la forza della risurrezione, il discepolo rischierebbe di perdersi nei meandri delle proprie attese e dei propri ragionamenti. Per questo Gesù invita a tacere il lebbroso guarito, i segni e i miracoli sono semplicemente un segno e un’anticipazione della salvezza scaturita dalla redenzione di Cristo.

Lo invita a tacere quindi ma nello stesso tempo lo invita ai sacerdoti (Lv 14,1-ss). Essi erano i custodi della legge che distinguevano il puro dall’impuro, il santo dal profano, il giusto dal peccatore. Ma alla venuta di Gesù è caduta ogni legge ed ogni separazione poiché è lui che rende sante tutte le cose e purifica l’uomo da ogni peccato. Per la fede al Vangelo cessa quindi la divisione della legge, e i sacerdoti, non ne sono più i custodi.

 

vv. 45-46: 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Il lebbroso apparentemente disattente l’indicazione di Gesù, egli però non può tacere deve necessariamente proclamare la sua storia di incontro con il Signore. Chi può evangelizzare, testimoniare e portare il Vangelo agli altri? Solo chi ha incontrato il Signore e chi si è lascito toccare da lui per cui l’incontro è autentico solo quando è condiviso, proclamato e testimoniato al mondo.

 

Per un confronto personale

  • Il mio desiderio di salvezza, di felicità, di completezza, la mia volontà di libertà e di realizzazione ha una corrispondenza con la volontà di Dio?
  • Mi sono sentito e mi sento toccato da lui nella mia vita cristiana?
  • Il lebbroso dopo l’esperienza di essere stato toccato dal Signore diventa testimone e annunciatore della Vangelo, La mia testimonianza cristiana si muove da questo sentirmi toccato dal Signore o è solo un atto della propria volontà e una forma di propaganda?

 

 

a cura di Don Domenico Parrotta

 

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