Parrocchia Sant’Anselmo alla Cecchignola

Lectio Divina sul Vangelo della IV Domenica di Quaresima (anno B)

 

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Preghiera iniziale:

O Dio, ricco di misericordia, che nel tuo Figlio, innalzato sulla croce, ci guarisci dalle ferite del male, donaci la luce della tua grazia, perché, rinnovati nello spirito, possiamo corrispondere al tuo amore di Padre. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Testo: Gv 3,1-21

[1 Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. 2Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». 3Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». 4Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. 7Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto. 8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

9Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». 10Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d'Israele e non conosci queste cose? 11In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. 12Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? 13Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo].

 

vv. 14-21: testo riportato nella liturgia della IV domenica di Quaresima (anno B)

14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. 16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

Contesto:

La manifestazione di Gesù nelle nozze di Cana e la cacciata dei profanatori dal tempio ha provocato reazioni diverse:

I discepoli credettero in lui: 2,11;

I giudei esigevano un segno dopo la purificazione del tempio: 2,18;

Ma il popolo era entusiasta di lui e dei segni che faceva 2,23-24;

In seguito l’evangelista narra tre esempi emblematici di risposte diverse alla rivelazione di Gesù:

  • L’incontro con Nicodemo: 3,1-21: Nicodemo rappresenta la fede inadeguata dei giudei controbilanciata dalla testimonianza positiva del Battista a favore di Gesù (il brano immediatamente al colloquio con Nicodemo 3,22-36)
  • L’incontro con la samaritana: 4,5-42
  • Guarigione del figlio di un funzionario del re: 4,46b-54: questo funzionario simboleggia i pagani che abbracciano la fede in Cristo aderendo alla sua parola senza il bisogno di vedere segni.

Tutto il capitolo 3 riguarda la risposta del giudaismo alla rivelazione del disegno divino della salvezza portata da Gesù.

Il messaggio centrale del colloquio:

La rinascita del credente nello spirito Santo che avviene grazie alla fede in Gesù e che consente di entrare nel regno di Dio.

Quindi c’è una profonda relazione e un nesso strettissimo tra la rinascita nello spirito e la fede come risposta. Soltanto coloro che accolgono questo dinamismo dello Spirito Santo accogliendo Gesù possono rinascere dall’alto e quindi diventare figli di Dio.

Prospettiva indicata anche in 1Gv 5,1: Chiunque crede che Gesù è Cristo è nato da Dio. è necessario quindi aprirsi alla fede e alla rivelazione in Cristo che in Gv Gesù chiama verità.

La rinascita dall’alto per mezzo dello Spirito donato da Gesù innalzato sulla croce presuppone quindi l’accoglienza della rivelazione di Cristo che è il progetto salvifico del Padre.

Due poli dottrinali intorno ai quali ruota questa pericope. L’atteggiamento contrario comporta l’esclusione dal regno di Dio e la condanna. Il giudizio quindi si attua già da adesso in base all’atteggiamento: accoglienza della fede o rifiuto volontario.

Questo in contrapposizione alla prospettiva giudaica che rapportava la rinascita dell’uomo all’osservanza della legge e non dall’accoglienza dello Spirito mediante la fede. La finalità del brano è questa.

Nicodemo era un uomo dei giudei, un fariseo e probabilmente un membro del sinedrio. Due volte viene menzionato nel vangelo di Gv:

7,45-53: 45Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». 46Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». 47Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? 48Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? 49Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». 50Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: 51«La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». 52Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». 53E ciascuno tornò a casa sua.

 19,38-39: 38Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo - quello che in precedenza era andato da lui di notte - e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe.

Alla luce di questi brani si denota che Nicodemo dimostra di avere una disposizione interiore ad accogliere la fede a differenza del nostro brano di riferimento in quanto il personaggio Nicodemo dimostra di non capire e di non accogliere pienamente ed esplicitamente la novità del Vangelo.

Benchè maestro in Israele (3,10) dimostra una fede superficiale. Egli va da Gesù di notte e come sappiamo in Gv la notte simboleggia le tenebre ma nonostante i pregiudizi Nicodemo rappresenta colui che spontaneamente vuole iniziare anche se nelle tenebre e nella cecità, un itinerario di fede.

 

Commento al testo:

Dal v. 14 dove inizia il nostro brano che la liturgia propone, il brano assume un significato diverso: la rivelazione di Gesù del piano salvifico del Padre diventa più esplicito e meno velato.

Alcuni verbi che vorrei prendere in considerazione insieme a voi, sono tre gruppi quelli che riguardano Dio e quelli che riguardano l’uomo:

I verbi che riguardano Dio:

Primo verbo: Innalzare: mettere in evidenza, porre in alto, affinché tutti vedano e capiscano il grande dono ricevuto. Secondo verbo: Amare: Solo Dio sa amare così, totalmente e per primo, senza chiedere nulla in cambio. Tutta la storia della salvezza è storia dell'amore di Dio per noi.

Terzo verbo: Mandare. È il Padre che ha mandato il Figlio unigenito, quello che lui ama, affinché il mondo si salvi.

I verbi che riguardano noi:

Mettono in evidenza il nostro differente atteggiamento nei confronti di Dio e del suo dono. Siamo chiamati a credere, cioè ad accogliere il suo amore. Dalla fede scaturisce la vita, proprio come da una sorgente. Se noi crediamo davvero, il nostro comportamento esprimerà la nostra fede: questo vuol dire essere figli della Luce, proprio come Gesù. Chi ci giudicherà sarà il nostro comportamento, le nostre opere.

 

v.14…bisogna…: deì ton: letteralmente: come Mosè… così deve essere innalzato il figlio dell’uomo.

Questo è un bisogno di tutta l’umanità: il sacrificio del Figlio unigenito per la salvezza dell’uomo è un bisogno universale: tutti hanno bisogno di tale salvezza. Gesù ricorda l’evento narrato in Nm 21,8-9. La redenzione di Cristo è necessaria per la salvezza dell’uomo così come lo è stata necessaria l’innalzamento del serpente di bronzo. Unica differenza che al tempo di Mosè il popolo infedele recuperava solo la salvezza fisica ma Gesù innalzato sulla croce è colui che salva tutto l’uomo. Chiunque guarda cioè chi crede.

Il verbo “innalzare” nel testo originale significa innalzare elevare, oppure crocifiggere, appendere. Questo verbo in Gv viene usato in 8,28 e in 12,32 con un doppio senso in riferimento alla crocifissione e glorificazione di Gesù in quanto l’innalzamento in croce rappresenta la sua intronizzazione e la pienezza della sua regalità.

Abbiamo un riferimento alla versione della LXX dove nel testo di Is 52,13 si legge: “Il mio servo avrà successo, sarà onorato, innalzato (stesso verbo al futuro psothesentai) e molto esaltato”.

v.16 mentre prima si sottolinea la necessità dell’innalzamento, ora si sottolinea l’iniziativa del Padre, che donò il proprio Figlio quale manifestazione suprema del suo amore nel modo. All’azione ascendente nell’innalzamento di Gesù sulla croce corrisponde una prospettiva discendente, l’atto di amore del Padre così Gesù è il dono di Dio per l’umanità con il verbo aoristo egapesen. Dio amò e diede… (Gv non usa il verbo consegnò ma diede) si riferisce alla sua intera missione dall’incarnazione fino alla croce e risurrezione. Tutta la missione di Gesù è segno dell’amore del Padre e della sua iniziativa. La parola mondo cosmon qui non ha un significato negativo ma positivo designa l’umanità intera bisognosa della salvezza di Dio mediante il dono dell’unigenito. Cfr. Gn 22,2. Per avere la salvezza quindi è necessaria l’adesione nella fede nell’unigenito.

 

vv. 17-18: Dio ha mandato il Figlio del mondo per rivelare la verità e per salvare l’uomo peccatore e non per condannarla. Il kerygma cristiano è questo, parte da questo. Annunciare la garanzia della salvezza, questo dovrebbe aiutare noi a comprendere che comprensione abbiamo noi di Dio Padre che vuole salvare per mezzo di Gesù ciascuno di noi?

v.18: La volontà di Dio è quella di salvare, di conseguenza la condanna è possibile non per volere di Dio ma per scelta libera responsabile e volontaria dell’uomo che si può autoescludere da questa salvezza. Chi non crede nella rivelazione del Verbo incarnato si condanna da solo.

Occorre credere subito poiché per Giovanni la salvezza è già in atto e come la salvezza è già in atto lo è anche la condanna.

Quindi l’iniziativa di Dio e la sua salvezza in Cristo Gesù non ha come obbiettivo primario la condanna dell’uomo ma la sua salvezza, la condanna non rientra nel progetto di Dio ma la diversa sorte dell’uomo dipende dalla sua opzione.  

Cfr. Gv 12,46-48: 46Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 47Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. 48Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell'ultimo giorno.

 

vv.19-21: l’oggetto del giudizio è appunto il rifiuto della luce, il rifiuto della rivelazione di Gesù come luce del mondo. Chi si avvicina a lui si accosta alla luce e quindi viene illuminato: abbiamo qui un riferimento preciso della teologia di Giovanni: essere illuminati dalla rivelazione di Cristo lasciandosi guidare da lui. Gesù dirà più avanti 8,12; 12,35: 35Allora Gesù disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. 36Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro. (cfr. 2Cr 36,15-16 - prima lettura).

 

Coloro che rifiutano la luce dimostrano di preferire le tenebre. Pensiamo il nostro cammino cristiano: le nostre resistenze alla crescita e alla conformazione a Cristo quali sono e da cosa dipendono?

Questo rifiuto non designa solo un comportamento morale sbagliato non sono solo le opere della carne e le opere malvagie, ma una scelta radicale che si esprime in un RIFIUTO della luce cioè dell’adesione di fede in Gesù. Le opere malvagie in questo caso sono ed indicano l’incredulità che esclude l’uomo dalla vita eterna e preclude in lui il progetto primordiale di Dio e la sua vocazione.

L’adesione di fede invece consente di assimilare progressivamente la verità portata da Cristo.

 

 v. 22: Fare la verità secondo l’espressione coniata nel vangelo significa credere nella luce e più precisamente interiorizzare assimilare la rivelazione di Gesù per farla propria.

L’uomo facilmente, secondo tale insegnamento di Gesù non vuole rinunciare alle tenebre, siamo per natura inclinati a scegliere a volte ciò che è più facile: le tenebre presentate come inclinazione a sottrarsi alla luce ed essere illuminati.

Questo è il più grande paradosso di sempre, cioè la possibilità concreta che si rifiuti ciò che è migliore per dirigersi verso il male o almeno verso ciò che non realizza in modo pieno e concreto la nostra vita. L'impegno quaresimale dunque è anche un allenamento che ci aiuta ad orientare tutto noi stessi al bene, che educa la nostra libertà ad essere per d'avvero il fulcro sul quale poggia l'opera della redenzione, la stessa libertà di Gesù che ha scelto il dono di sé per il nostro bene cioè la volontà del Padre fino in fondo e senza sconti.

 

Domande per la riflessione:

  1. Cosa suscita in me il dialogo di Gesù con Nicodemo?
  2. Pensiamo il nostro cammino cristiano: le nostre resistenze alla crescita e alla conformazione a Cristo quali sono e da cosa dipendono?

 

 

a cura di don Domenico Parrotta

 

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