Ritiro conclusivo anno corale 2017/18

 

Testo:

Ef 4, 1-7

1 Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, 2con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, 3avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. 4Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; 5un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. 6Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

7A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.

 

Commento:

I capitoli 4 e 6 rappresentano la parte parenetica della lettera agli Efesini, ciò è motivato dall’espressione: “vi esorto dunque”.

Il tema di fondo è che i cristiani sono chiamati ed esortati a custodire il dono dell’unità” nel vincolo della pace” vivendo nella Chiesa come membra che operano per la crescita del corpo.

 

Nella lettera agli Efesini troviamo questi due termini fondamentali importanti:

 

  1. Unità: essa è fondamentale perché la Chiesa è un corpo unico non diviso.
  2. Corpo: La Chiesa esiste in riferimento a Cristo che è il capo, il fondamento, la ragion d’essere. Cristo quindi è il capo del copro che è la Chiesa.

 

Cristo Gesù è il datore di ogni dono, di ogni carisma, è la pienezza verso cui la Chiesa è incamminata e cresce come corpo, il capo verso cui riceve la vita.

 

Per cui c’è un’unità e una ministerialità all’interno della Chiesa entro la quale ciascuno di noi è inserito. Abbiamo già detto che nella lettera agli Efesini c’è una lunga sezione che è esortativa:

il primo contenuto di questa esortazione è camminare in modo degno della vocazione che avete ricevuto.

Il modo degno è prima di tutto tradotto in due atteggiamenti: l’umiltà e la mitezza; la magnanimità e la reciproca sopportazione nell’amore. Queste disposizioni sono fondamentali ed importanti per vivere armonicamente e superare le contrapposizioni e le divisioni.

 

La sopportazione vicendevole non è un atto volontaristico cioè uno sforzo umano bensì è dono della carità e dell’amore che Cristo ha dato ad ogni membro della sua chiesa.

Perché sono necessarie la magnanimità e la capacità di sopportazione? Esse sono necessarie non solo per la buona salute della comunità e di un gruppo di credenti nella Chiesa, ma soprattutto il fine è proprio quello di non dividere ciò che Cristo ha unito. Allora le contrapposizioni e le divisioni sono un’offesa ed un attentato alla Chiesa che è il corpo di Cristo.

 

L’autore sacro lo ribadisce: Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; 5un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. 6Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.

 

Il nocciolo della questione di questa parte della lettera dedicata al tema dell’unità e della ministerialità nella Chiesa ha un suo fondamento. Non si può parlare di ministero di doni che ciascuno deve mettere a disposizione se non è promotore di questa unità, o meglio non si può vivere il ministero e il dono ricevuto in modo fecondo, se il dono stesso non sia a servizio del corpo mistico di Cristo che è la Chiesa e quindi sia un “frammento” di quella unità fondamentale.

 

Conclusione:

Questo brano di Efesini è di notevole importanza per comprendere il significato e l’importanza dei ministeri e dei comiti all’interno della Chiesa. A differenza di 1 Cor 12, l’origine dei carismi non è lo Spirito ma è lo stesso Cristo glorioso. Essi sono donati a tutti i credenti e devono essere vissuti nella corresponsabilità e nell’amore al servizio.

La Chiesa è un organismo vivente e ogni membro è necessario alla sua crescita.

 

a cura di Don Domenico Parrotta

Direttore