Ritiro di Quaresima per il coro

Lectio Gv 8,1-11

Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».

 

Tema dominante: un doppio giudizio:

  1. Il giudizio dei farisei i quali mossi da malizia e da una certa ipocrisia portano la donna colta in peccato dianzi al giudizio di Gesù.
  2. Il Giudizio di Gesù è mosso non da una falsità di fondo ma da una misericordia e verità soprattutto che smaschera il criterio vizioso del giudizio dei farisei.

 

Il padre, corre incontro al figlio "quando era ancora lontano " (Lc 15,20).

E' un padre che non aspetta la nostra piena conversione, a lui basta che noi ci rendiamo disponibili alla sua misericordia e ci corre incontro e ci abbraccia, cioè ci attira definitivamente nella sua vita e nel suo mondo. "Noi vi è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (Rm 8,1)! E' questo lo stupendo messaggio che il Padre ha lanciato agli uomini per mezzo del suo Cristo.

In Cristo la Legge di Mosé è stata reinterpretata e riscritta alla luce di questo grande amore, di questa grande passione di Dio per l'uomo, che da Dio viene pienamente accolto "quando era ancora lontano" (Lc 15,20; Rm 5,8).

E' questo il tema del nostro racconto della donna adultera. La stessa logica.

 

IL COMMENTO

  1. 2: Ma al mattino ... il racconto della "donna adultera" incomincia con l'espressione "al mattino". Siamo, quindi, all'inizio di un nuovo giorno che richiama, in qualche modo, quell'alba del primo giorno della creazione in cui Dio creò la luce (Gen 1,3). Quindi è una nuova ricreazione

Il perdono, cioè la riconciliazione dell'uomo con Dio, Una riconciliazione che è ben più di un semplice perdono dei peccati; è infatti una nuova ri-creazione. La donna verrà ricreata come vedremo.

... si recò di nuovo al tempio e tutto ... tre sono gli elementi fondamentali di questo versetto: a) Gesù sale di nuovo al tempio; b) il popolo va verso di lui; c) Gesù ammaestra il popolo. Questa scena, che funge da introduzione a quanto seguirà dopo, richiama da vicino un'altra scena: il popolo ebreo ai piedi del Sinai dove Dio gli dà la Torà, che si traduce normalmente con "Legge", ma che in ebraico significa "insegnamento, ammaestramento. Vediamone il parallelo: "Allora Mosè fece uscire il popolo dall'accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte" (Es.19,17). Anche nel nostro brano il popolo andava da lui. "Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte" (Es 19,20).

con quanto è avvenuto al popolo ebreo ai piedi del Sinai.  Qui però  Gesù impartisce un nuovo insegnamento al popolo ebreo radunato attorno a lui. Si noti come l'evangelista dice che "tutto il popolo" si reca da Gesù, così come tutto il popolo era ai piedi del Sinai ma Gesù è venuto a stabilire una nuova alleanza e a dare al popolo un nuovo insegnamento, non più basato sulla giustizia che punisce la colpa, ma fondato sull'amore misericordioso che perdona e salva.

Ecco perché ci troviamo "al mattino": una nuova relazione sta per nascere tra Dio e gli uomini, basata non più sul giudizio che condanna, ma sull'amore che si attua nel perdono. La Legge, dunque, va riscritta alla luce di questa nuova alba.

  1. 3 Allora gli scribi e farisei ... e postala nel mezzo: scribi e farisei si recano da Gesù e pongono in mezzo una donna conclamatamente peccatrice, in quanto è stata colta in "flagrante adulterio". Non ci sono dubbi, dunque, su di lei. E' l'Antico Testamento che si confronta con il Nuovo; al centro del dibattito ci sta l'uomo peccatore. Infatti, la donna viene posta in mezzo tra i due Testamenti.

(Dt 22, 22-ss; Lv 20, 10 la legge mosaica prevedeva per l’adulterio la condanna a morte).

  1. 5 Mosè nella Legge ci ha comandato ... tu che ne dici? Non ci sono più dubbi: si tratta di un confronto tra Mosè e Gesù, tra le logiche dell'Antico e del Nuovo Testamento. Si tratta di un raffronto tra due Leggi: quella di Mosé e quella che Gesù è venuto a far conoscere. Tra giudizio e misericordia che salva e riabilita l’uomo. Anche noi spesso ragioniamo pur essendo cristiani secondo una legge vecchia superata.

v.6b ... Gesù chinatosi, si mise a scrivere con il dito per terra: Il comando ricevuto da Mosè è quello di "lapidare donne come queste". E', dunque, una legge che contiene già in sé una condanna; è pertanto una legge che non dà speranza all'uomo. Gesù si trova a doversi confrontare con essa. Che cosa fare, dunque? Se Gesù accetta la Legge di Mosè, per quella donna non c'è più salvezza, ma anche l'insegnamento nuovo di Gesù verrebbe screditato; si pone così contro Mosè e, pertanto, è passibile di condanna a morte.

Non resta che fare una cosa radicalmente nuova: "si mise a scrivere con il dito per terra". Che cosa

mai scrisse Gesù di così importante che per ben due volte, nel giro di pochi versetti, viene ricordato

che egli "scrisse"?

Questo particolare ha fatto scorrere numerose pagine nel tentativo di capire che cosa Gesù potesse mai aver scritto. Si noti, poi, in quale modo Gesù scrive sulla terra "con il dito". Tenuti presenti questi elementi, vediamo cosa dicono, ora, Esodo e Deuteronomio in proposito: "Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra scritte dal dito di Dio" (Es. 31,18); e ancora: "Il Signore mi diede due tavole di pietra, scritte dal dito di Dio, sulle quali stavano tutte le parole che il Signore vi aveva dette sul monte, in mezzo al fuoco, il giorno dell'assemblea" (Dt 9,10).

Quindi la Legge data al popolo per mezzo di Mosé è una Legge "scritta con il dito di Dio" su due tavole di pietra.

Ed è proprio ciò che qui Gesù fa: anche lui scrive con il dito, si badi bene, non su due tavole di pietra, ma sulla terra, quasi per sottolineare l'universalità di ciò che Gesù sta scrivendo. Gesù, pertanto, qui sta riscrivendo la Legge sinaitica, dandole una nuova prospettiva e una nuova comprensione: quella di Dio. La sua, infatti, non è una legge o un insegnamento proprio, "ma di colui che mi ha mandato" (Gv 7,16).

Quel "chinatosi", poi, dice tutta la premura e la comprensione del Padre, che si prende cura e volge la sua attenzione verso figli tanto sventurati.

Altra motivazione: Alcuni esegeti: Ger 17,13 i nomi dei peccatori sono scritti sulla polvere anziché nel libro della vita.

  1. 7b Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra ... in Dt 17, 7 è prescritto che siano i testimoni a scagliare la prima pietra contro il trasgressore della legge. con questa espressione Gesù rileva la condizione generale di peccato in cui versa tragicamente l'uomo, per cui nessuno può ritenersi o dirsi salvo perché osserva scrupolosamente la Legge. In altri termini la Legge non può salvare, poiché chi salva è solo Dio, il quale dona gratuitamente il suo perdono a tutti, indipendentemente dal corretto compimento della Legge.

Cfr. Rm 3, 9 –ss tutti sono sotto il dominio del peccato tutti gli uomini hanno bisogno di redenzione, tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio v.23). E la redenzione è operata da Cristo egli è il propiziatorio per tutti… si è sacrificato lui per tutti noi quindi nessuno può ritenersi giusto verso un altro uomo.

Cfr. Mc 2,13-17:

13Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
15Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. 16Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 17Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Allora è chiara la prospettiva di Gesù: nessuno si può ritenere giusto ossia non bisognoso. Chi si sente tale non interessa a Gesù, non gli appartene, non è destinatario della sua amicizia e della sua benedizione…: io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori: i destinatri di Gesù sono i peccatori, siamo noi tutti noi.

Quello che non permette un’apertura alla grazia di Dio che ci trasforma è il sentirci giusti, il nostro ORGOGLIO. Le nostre sicurezze… l’orgoglio è la non accettazione della nostra realtà di finitudine e di imperfezione. È pardossale questo ma è così: qunando predo coscenza dei miei limiti mettendo da parte il mio orgoglio allora l’azione di Dio in noi la sua grazia può agire trasformandoci!

L’orgoglio è frutto di una paura nascosta in noi stessi: e quindi ci paralizza nel nostro peccato.

  1. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono (i più vecchi) perché i più vecchi perché avevano più peccati. ... il soggetto qui sono gli scribi e i farisei, rappresentanti della Legge e del mondo veterotestamentario. Ebbene, essi di fronte alla nuova Torà, al nuovo insegnamento se ne vanno. E', in buona sostanza, l'Antico Testamento che con la nuova Legge riscritta da Gesù sulla terra, si chiude definitivamente per cui l'uomo è salvo e su di lui non pesa più nessuna condanna.

v.9b Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo l'episodio della donna adultera si era aperto con la venuta degli scribi e farisei, che pongono la donna in mezzo, e si chiude con il solo Gesù e la donna, che si trova sempre in mezzo. Ciò che rimane al centro (in mezzo) dell'attenzione è sempre questa donna peccatrice attorno a cui ruotano, prima, gli scribi e i farisei, poi, rimane solo Gesù.

Questo per dire che l'unica Legge, universalmente valida, d'ora in poi, è quella riscritta da Gesù: Al centro dell'interesse e della cura ci sta sempre l'uomo nella sua triste condizione di peccato con l'unica differenza rispetto a prima: ora non c'è più nessuna condanna per lui. Il cambio dei soggetti che ruotano attorno alla donna sta ad indicare il radicale mutamento delle logiche morali e di giudizio nei confronti dell'uomo peccatore, che disarmano la mano della Legge pronta a colpire il peccatore. Perché il peccatore non ha bisogno di essere condannato ma salvato,

Salvato da chi e da che cosa?

Dall’incontro con l’amore di Cristo. Ciò che ora rimane è un amore che non conosce né limiti né condizioni per il perdono, ma proprio perché amore, è soltanto sempre e totalmente accogliente ed è totalmente dono.

 

Immaginiamo la scena “composizione di luogo” l’incontro possiamo dire finalmente!

v.10  ... nessuno ti ha condannata? ... neanch'io ti condanno ... Ha ora luogo, per la prima volta in tutto il racconto, il dialogo di Gesù con la donna, che punta a sottolineare come per lei non esista più nessuna condanna. È Il rapporto dialogico tra Gesù e la donna peccatrice che garantisce la salvezza alla donna stessa, quasi a dire che soltanto nel rapporto con Cristo l'uomo non trova più nessuna condanna. Il nuovo rapporto che ora è venuto a crearsi non è più Legge e uomo, ma uomo e Cristo.

E' lui la vera legge pensata dal Padre, che non contiene più in sé nessuna condanna.

Siamo eredi di una certe razionalizzazione della morale che riducono l’esperienza cristiana a un sistema un codice di comportamento. Risultato: diventare semplicemente conformi a certe regole esteriori.

L’esperienza cristiana invece nasce dall’incontro con il Risorto con Cristo dall’esperienza dello spirito.

La conversione vera è passare dal regime della legge alla fecondità del cuore. Il nostro cuore la nostra interiorità dobbiamo dare al Signore! Da qui sono possibili le scelte giuste perché dettate dal cuore, dettate dall’incontro con Cristo che ci trasforma. È possibile discernere…

v.11 va e d'ora in poi non peccare più l'uomo redento dall'amore del Padre, che si è attuato in Cristo, è nuovamente riabilitato e posto in cammino (va) . Egli è diventato una nuova creatura in Cristo; proprio per questo, Gesù sollecita l'uomo peccatore a non peccare più. L'impegno dell'uomo a vivere nella nuova dimensione, in cui è stato posto dal perdono, costituisce la risposta esistenziale a questa gratuità divina. Paolo rimarcherà proprio questo suo concetto nella lettera ai Galati: "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù" (Gal 5,1).

Chi incontra l’amore di Dio non può più peccare (principio giovanneo) è la logica di chi vive nel nuovo comandamento che è esigenza di vita e non giogo e prescrizione. 1Gv 3, Chiunque rimane in lui non pecca, chiunque pecca non l’ha visto ne l’ha conosciuto.

Non dobbiamo chiederci facendo un processo a noi stessi se abbiamo peccato ma se abbiamo amato e amiamo abbastanza il Signore se ci stiamo prodigando nella nostra vocazione… a realizzare l’unione con lui. A volte noi vediamo solo il peccato su noi stessi, invece dobbiamo preoccuparci di vedere quanto amore di Dio e presente, quanto sappiamo incontrarci con l’amore vero che e Cristo amore sponsale.

È purificazione dei sensi tale ricreazione.

Domande:

Siamo ancora chiusi in noi stessi nel nostro orgoglio come “non bisogno” di Dio e delle sue mediazioni: preghiera Eucaristia domenicale, sacramenti…?

Cosa dovrei fare ancora concretamente nella mia vita cristiana nel mio cammino di fede per sentirmi bisognoso di Dio e della sua misericordia, lasciarmi guidare da qualcuno, partecipare di più al sacramento della riconciliazione, essere più fedele ed assiduo alla Messa domenicale poiché bisognoso della sua grazia, ecc…?

Alla luce dell’incontro con Cristo come la dona del Vangelo, Siamo chiusi nel nostro peccato e in noi stessi o piuttosto impegnati ad incontrarci a tu per tu nella verità di noi stessi con il Signore?

Ho paura di stare con Gesù di confrontarmi a tu per tu con la sua verità, sento ancora in me delle resistenze in questo senso?