Lectio Divina: Il Canto del Magnificat

Luca 1, 46-56

46Allora Maria disse:

«L'anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
50di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Contesto:

Il Magnificat con il quale la Chiesa conclude ogni giorno la liturgia del vespro è il canto di coloro che hanno sperimentato l’”oggi” della salvezza. È quindi un cantico di lode e di ringraziamento per quanto Dio ha compiuto in Maria.

Il cantico di lode del Magnificat ha molte reminescenze bibliche, un canto simile lo troviamo in 1Sam 2,1-10 definito il cantico di Anna, una donna sterile e grazie alle sue incessanti preghiere, il Signore la esaudisce (cfr. 1Sam 1) e così concepisce un figlio che lo chiamerà Samuele. Anna pronuncia questo canto di lode quando presenta a Dio nel Tempio di Silo il figlio Samuele ormai svezzato:

1 «Il mio cuore esulta nel Signore, la mia forza s'innalza grazie al mio Dio. Si apre la mia bocca contro i miei nemici, perché io gioisco per la tua salvezza. 2Non c'è santo come il Signore, perché non c'è altri all'infuori di te e non c'è roccia come il nostro Dio. 3Non moltiplicate i discorsi superbi,
dalla vostra bocca non esca arroganza, perché il Signore è un Dio che sa tutto e da lui sono ponderate le azioni. 4L'arco dei forti s'è spezzato, ma i deboli si sono rivestiti di vigore. 5I sazi si sono venduti per un pane, hanno smesso di farlo gli affamati. La sterile ha partorito sette volte
e la ricca di figli è sfiorita. 6Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire.
7Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta. 8Solleva dalla polvere il debole,
dall'immondizia rialza il povero, per farli sedere con i nobili
e assegnare loro un trono di gloria. Perché al Signore appartengono i cardini della terra
e su di essi egli poggia il mondo. 9Sui passi dei suoi fedeli egli veglia,
ma i malvagi tacciono nelle tenebre. Poiché con la sua forza l'uomo non prevale.

10Il Signore distruggerà i suoi avversari! Contro di essi tuonerà dal cielo. Il Signore giudicherà le estremità della terra; darà forza al suo re, innalzerà la potenza del suo consacrato». (1Sam 2,1-10)

Quindi Maria come molte donne della tradizione biblica, esprime la beatitudine di chi ha riconosciuto l’azione di Dio in suo favore.

Il Magnificat è un inno personale e insieme universale, attraverso una serie di citazioni e allusioni bibliche, il cantico del M. è un compendio della storia della salvezza, cioè un riconoscimento di come Dio agisce nel divenire storico del mondo.

  • La prima parte, vv. 46-50: è il rendimento di grazie di Maria per ciò che Dio ha compiuto in lei.
  • La seconda parte, vv: 51-56 il cantico si sviluppa con l’estendere a tutti gli uomini l’azione che Dio ha computo in lei descritta con sette affermazioni fondamentali.

Perché canta Maria?

Il Canto del Magnificat ci porta alla consapevolezza che il vero canto, ossia la vera lode il vero ringraziamento a Dio è formulato dal credente solo quando si è consapevoli del suo intervento nella propria vita e nella propria storia personale. Canta veramente solo colui che riconosce, come Maria, l’agire di Dio nella propria esistenza.

 

Lectio:

  1. 46: “Magnifica l’anima mia il Signore”: Letteralmente in greco megalùnei = magnificare, rendere grande, ingrandire, esaltare qualcosa o come in questo caso, qualcuno. Questo magnificare di Maria è mosso dalla consapevolezza del dono ricevuto da colui al quale merita tale magnificenza.

Quindi per lui, per il Signore Maria canta.

Il peccato di Adamo (Gen 3,1-ss.) fa piccolo Dio lo sminuisce. Nella storia biblica molti sono i racconti attraverso i quali possiamo comprendere come spesso l’uomo con il suo peccato fa tutto l’esatto contrario del magnificare Dio lo sottovaluta. L’occhio di Maria, l’occhio della fede di Maria le permette di vedere Dio per quello che è veramente, generoso amante elargitore di ogni bene, capace di dare la vera vita, vittorioso su ogni male, ecc.

L’uomo spesso fa di Dio un idolo a sua immagine e somiglianza e quindi lo definisce, lo rimpicciolisce, ma questo rimpicciolimento di Dio non fa altro che rimpicciolire sé stessi.

Maria ci insegna come dare a Dio la grandezza che merita, lo riconosce Dio Signore e datore di ogni bene e riconoscendolo tale ella si scopre piena di lui.

Possiamo dire che ognuno di noi riceve Dio e la sua benedizione nella misura in cui lo magnifica. E lo magnifica solo colui che sa cedere il posto a Dio nella sua vita, sa dargli il posto che gli merita.

Maria quindi comprende che magnificare Dio significa semplicemente accogliere Dio nella sua grandezza poiché in tale accoglienza è la nostra verità di figli.

Se Maria per assurdo avesse esaltato sé stessa, sarebbe diventata all’istante come lucifero, come chiunque si appropria del dono ricevuto.

  1. 47: ”Ed esultò il mio spirito…” Maria esulta grazie all’aver considerato per quello che è realmente il suo donatore, Dio. Lei esulta non tanto per il dono ricevuto o della salvezza ma del donatore stesso.

I doni di Dio sono segni del suo amore, segni che egli veramente ci ama, se esaltiamo il dono stesso ci possiamo dimenticare del donatore, e questo non è fede.

  1. 48: “guardò l’umiltà della sua serva,…” Qui si dice il motivo del dono, Dio è attirato da Maria per la sua bassezza, per la sua umiltà vista come capacità non tanto di sottometterci a Dio in modo subordinato ma di porsi semplicemente in una condizione affinché Dio possa riempirci di lui e dei suoi doni, questa è la vera umiltà cristiana. Dio fa grazie all’umile e nello stesso tempo resiste a chi sta in alto (1Pt 5,5).

Maria diventa il nulla per ricevere il dono di Dio. infatti l’amore vero e il dono sono tali nel momento in cui non sono meritati.

Dio è amore e dono per ciascuno di noi, questo non è semplicemente una categoria teologica o una nozione di catechismo ma una realtà, ma lo è veramente per noi ossia una realtà che si sperimenta nell’esistenza, solo se si riconosce la propria piccolezza.

Il merito fondamentale di Maria è sapere di non meritare!!!

Con questo atteggiamento Maria ci insegna che la vita cristiana non è una perfezione ascetica religiosa ma essere semplicemente l’essere e porsi nella verità di sé stessi davanti a Dio, essere consapevoli che non siamo nulla, siamo infinita nullità ma senza disperare perche solo attraverso questa considerazione di noi stessi possiamo sperimentare la libertà dell’amore di Dio e sperimentarlo per quello che è: nostro Signore, creatore, e datore di ogni dono.

L’umiltà quella vera non è semplicemente una virtù oppure abbassarsi per fare dire agli altri come siamo umili. Ma semplicemente la verità di noi stessi, Maria fa appello a questa umiltà come verità essenziale dell’uomo che è humus, umile, terra.[1]

“Mi diranno beata tutte le generazioni, ecc.” tutte le generazioni si congratuleranno con lei non per la sua umiltà ma perché Dio ha guardato alla sua bassezza.

  1. 49: “perché ha fatto in me grandi cose…” grazie alla sua piccolezza Dio lo ha guardata ed ha fatto la cosa più grande che Dio può fare alla sua creatura: donare se stesso nella persona del Figlio. Dio ha donato se stesso in Maria nella persona del Figlio quasi possiamo dire che si è mescolato con la sua creatura. Per questo è santo il suo nome.

La sua santità, Dio che è totalmente altro si è manifestato sulla terra.

  1. 50: “e la sua misericordia…” misericordia traduce le parole ebraiche hesed e rahamim, che significa amore viscerale un amore che parte dell’interiorità dell’amante verso l’amato, nel senso che non è un amore superficiale ma simile ad un amore di una madre verso il proprio figlio. L’essenza di Dio è questo tipo di amore verso i suoi figli. Dio in quanto Padre, non può non amarci. L’esperienza dell’amore di Dio viene fatta solo da quelle persone che lo temono.

Coloro che temono Dio non sono coloro che hanno paura di lui ma coloro che considerano Dio per quello che realmente è, Padre, creatore e donatore di ogni dono.

  1. 51-54 “Fece potenza, ecc…” Maria descrive la storia biblica che è storia di salvezza in sette azioni di Dio le quali raddrizzano le deviazioni dell’uomo nella stessa storia dell’umanità: Dio scrive dritto sulle righe storte degli uomini, l’agire di Dio ha sempre avuto questo stile in tutti i tempi e in tutte le situazioni.

I verbi in queste azioni sono al passato, questo per dire che in ciò che è avvenuto in Maria è in continuità con il passato o meglio, l’evento dell’incarnazione e della nascita del figlio di Dio in Maria è il compimento delle promesse che Dio aveva rivelato agli uomini.

La prima costatazione di chi fa grande Dio, di chi lo magnifica è sperimentare il suo braccio, fare esperienza della sua potenza.

“disperde gli orgogliosi, ecc…” Dio come libera l’umile disperde smonta l’orgoglioso ossia l’orgoglioso è colui che è caduto nell’inganno di fare un dio sé stesso, così l’uomo non si fida più di Dio perché non riconosce la naturale dipendenza da lui.

In questo senso è da intendere l’orgoglioso e il superbo.

Interessante capovolgimento è da notare in merito al sazio e all’affamato: l’affamato viene saziato e il sazio ridotto a fame.

Oltre che in senso materiale, tale azione va intesa anche in senso spirituale. È saziata la fame insaziabile dell’uomo, di essere come Dio, mentre ogni falsa sazietà sarà ridotta a fame genuina, perché non sia più fame di idoli ma di Dio stesso e della verità.

Così anche le mani vuote di chi opera empietà, poiché Dio rende vuote le mani dei ricchi, potranno finalmente tendersi anche loro ad accogliere il vero dono.

Le esperienze di vuoto così diffuse nel nostro tempo sono segno che ancora manca questa rivoluzione spirituale. Cioè manca una vera e propria consapevolezza che le nostre pseudo ricchezze sono in realtà il falso io che ci portiamo nel cammino della vita.

Allora le affermazioni: 52ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 53ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.” Sono segno della pedagogia di Dio il quale non è un giustizialista ma rende povero il cuore di colui che si crede ricco perché anche costui possa fare l’esperienza della condizione di poter finalmente essere saziato solo da Dio. (questa è la storia di tanti uomini, è l’esperienza delle grandi conversioni!!!).

“si prese Israele suo servo…v. 55: come ai nostri padri…” Maria è consapevole di portare in sé il compimento di tutte le promesse, infatti nella nascita di Gesù tutte le promesse antiche sono diventate realtà. In questo senso il canto del magnificat si chiude con la contemplazione della più grande Verità: Dio è fedele alle sue promesse è le ha realizzate tutte, dalle promesse di Abramo fino alle promesse fatte all’ultimo dei profeti. In Cristo nato da Maria si realizzano tutte le promesse e si realizzano tutte le attese dell’umanità.

 

Conclusione:

“Dovremo cantare chissà quante volte, e speriamo presto, il “fecit mihi magna qui potens est”. Colui che è potente ha fatto cose grandi e perciò: “magnificat anima mea Dominum”, l’anima mia gioisce nel Signore.”[2]

Così si esprimeva il nostro don Umberto Terenzi in una delle sue omelie sul magnificat. Anche secondo don Umberto il vero canto, quello cantato con il cuore che è autentica lode e preghiera a Dio deriva dalla consapevolezza che egli ha fatto grandi cose.

Il canto del Magnificat di Maria allora ci aiuta a trovare le motivazioni profonde del nostro servizio e del nostro ministero come cantori.

Non dimentichiamo che siamo chiamati ad essere i cantori di Maria la Madre del Divino Amore, prima di tutto nel suo Santuario. Io credo che questo per noi sia anche un privilegio oltre che un semplice servizio!

Come abbiamo detto all’inizio, il vero ringraziamento, il vero canto a Dio è formulato dal credente solo quando si è consapevoli del suo intervento nella propria vita e nella propria storia personale. Canta veramente solo colui che riconosce, come Maria, l’agire di Dio nella propria esistenza e riconosce Dio per quello che è realmente, Creatore e Signore.

Allora il canto del Magnificat di Maria può diventare il prototipo, lo stile del nostro cantare e nello stesso tempo è una lezione per ciascuno di noi perché diventa un appello a metterci in discussione interiormente e comprendere che fare bene un servizio per il Signore significa prima di tutto non acquisire semplicemente una semplice competenza tecnica ma ricomprendere e reinterpretare alla luce della fede la propria esperienza di vita la propria storia e capire come il Signore ha agito in me, in quali situazioni della vita, quali doni mi ha dato, insomma comprendere come Maria l’agire di Dio nella propria esistenza affinché da questa consapevolezza possiamo magnificare Dio anche con il nostro canto.

Allora possiamo dire che noi cantiamo partendo da questa motivazione basilare e non siamo semplicemente “attori” mestieranti chiamati semplicemente a rendere un po’ più belle le celebrazioni liturgiche.

I cantori di un coro sacro sono coloro che hanno fatto questa esperienza di fede aver imparato come Maria a magnificare il Signore per i doni ricevuti, per le grandi cose che ha compiuto, perché questo diventi il fondamento e la motivazione interiore del nostro canto e del nostro servizio.

Maria la Madre del Signore ci guidi e ci prenda per mano affinché possiamo imparare da lei a magnificare Dio nella vita e nel nostro prezioso servizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note:

[1] Il termine humus, dal latino terra, ha la stessa radice di uomo.

[2] MT 30 ottobre 1959.